Negli ultimi tempi gli episodi sul bullismo sono sempre più frequenti e riguardano l’intero territorio Italiano. Il bullismo è sempre esistito, ma oggi, grazie anche alla diffusione più facile e rapida delle notizie sembrerebbe essere una piaga della nostra società. Gli eventi di bullismo dividono l’opinione comune, da una parte ci sono gli indignati che colpevolizzano i bulli e le loro famiglie dall’altra quelli che colpevolizzano la società in cui viviamo.  Ma cos’è davvero il bullismo? Può essere semplicemente definito come un atto di aggressione da parte di una persona arrogante e violenta verso qualcuno che all’apparenza sembra più debole? Proviamo a dare una spiegazione più profonda a questi quesiti. La parola bullismo delinea un comportamento di ostentazione di una presunta capacità o abilità attraverso una reazione aggressiva e violenta (verbale, fisica, psicologica), solitamente visibile in ambienti scolastici. Negli ultimi tempi alcuni autori convergono con l’idea che l’essenza del problema sta nella dinamica di ottenere sistematicamente potere. Il bullo, quindi, non reagisce aggressivamente ad una situazione per ottenere vantaggi materiali ma motivato dalla volontà di affermare il proprio potere nella propria rete sociale, il problema così diviene relazionale. Le caratteristiche fondamentali del bullismo sono: l’intenzionalità di commettere un atto volontario per offendere l’altro e arrecare danno; La persistenza cioè la ripetitività degli episodi; L’asimmetria di potere, inteso come il disequilibrio e la disuguaglianza di forza tra il bullo che agisce e la vittima; La natura sociale del fenomeno, spesso gli episodi sono in pubblico e altre persone fungono da spettatori e da rinforzo per le azioni del bullo. I protagonisti di un atto di bullismo sono: il bullo, la vittima, gli osservatori, il sostenitore del bullo e il difensore della vittima. È chiaro che il fenomeno bullismo è molto più che una reazione aggressiva situazionale, comprende aspetti sociali e psicologici di tutti i partecipanti agli episodi. Le dinamiche sociali caratterizzano gli episodi di bullismo così come i profili psicologici dei singoli ne determinano l’andamento. Il bullo dominante solitamente è una persona che sente il bisogno di potere, è impulsivo, non empatico, presenta una disregolazione emotiva, con poco controllo della rabbia percepita in modo molto intenso e scarsa tolleranza alla frustrazione. Attraverso l’aggressività vuole raggiungere i propri scopi, è una persona egocentrica e con elevata autostima, con buone capacità manipolatorie che utilizza per farsi degli “alleati” da utilizzare a proprio vantaggio. Il bullo gregario è una persona solitamente più ansiosa, poco popolare che cerca la propria affermazione sociale attraverso il ruolo di aiutante o sostenitore. I bulli possono utilizzare questa maschera da duri, perché incapaci di relazionarsi, hanno scarsa consapevolezza delle proprie emozioni e sono incapaci di capire le emozioni altrui, tanto da confondere i comportamenti degli altri elaborandoli sempre in modo provocatorio e negativo. La vittima presenta spesso scarsa capacità assertiva, risultando così piuttosto confusa e incapace di esprimere sé stessa. Le vittime sono persone insicure, con bassa autostima, che reagiscono in modo passivo chiudendosi e spesso sottomettendosi per poi isolarsi. Una tipologia di vittima meno osservata è quella che unisce aspetti di ansia e aggressività, che presentano irrequietezza e possono controbattere o prevaricare i più deboli. Gli spettatori spesso sentono l’impotenza davanti alle situazioni che si presentano possono sviluppare preoccupazioni sulle possibili ritorsioni qualora intervengano scegliendo spesso un atteggiamento di passività. Le manifestazioni di bullismo possono essere di due tipi dirette e indirette, le prime riguardano situazioni visibili e di chiara prevaricazione nei confronti della vittima, le vessazioni possono essere di tipo verbale o fisico; le seconde sono più nascoste e difficilmente rilevabili, tra le varie troviamo le calunnie. Il primo allarme che si osserva nella vittima di bullismo è un disagio che a lungo andare peggiora e si intensifica, tanto che la persona rifiuta di fare le attività quotidiane, come andare a scuola. I sintomi possono essere fisici come mal di testa e mal di pancia, psichici come incubi notturni e ansia, sociali come ritiro, chiusura e isolamento e comportamentali come richieste continue di soldi (da dare al bullo). In futuro potrebbero consolidarsi disturbi d’ansia o di depressione. I rischi per il bullo sono proiettati nel futuro e relativi alle relazioni sociali, possono divenire più propensi a episodi di microcriminalità con caratteristiche di anti socialità. Nel corso del tempo si sono sviluppate altre forme di bullismo caratterizzate dalla prepotenza e sono: il Cyberbullying che si avvale dell’uso di internet o di uno smartphone, le molestie o violenze sessuali dirette alle persone alle prime esperienze, il bullismo razzista. Come descritto il fenomeno del bullismo va oltre l’esplosione di rabbia o gli scontri relazionali che fanno parte della vita e non sempre hanno bisogno di attenzione, ed è per questa ragione che non deve essere né sminuito né sottovalutato. Dobbiamo ricordare che queste situazioni prolungate nel tempo risultano dannose per chi le riceve tanto quanto per chi le procura, non possiamo ignorarle, perché così facendo diveniamo complici di un meccanismo malato e concausa dei disturbi che si possono manifestare. I fattori di rischio sono spesso rintracciati nelle famiglie e sono il risultato di basso coinvolgimento relazionale tra i componenti, richieste eccessive, cattivo rapporto tra i genitori, l’esclusione o la scarsa importanza all’’emotività. Questi fattori posso facilitare un disturbo della condotta. L’altro importante fattore di rischio è la scuola in particolare quando si adotta una metodologia eccessivamente competitiva che può generare aggressività negli studenti, che non sentono la scuola come parte della loro vita ma un luogo ostile e frustrante. La prevenzione e il trattamento prevedono interventi a scuola in famiglia e sono diretti a tutte le persone che sono coinvolte, pensare di rivolgere l’attenzione solo alla vittima non è sufficiente per provare a debellare questo fenomeno. Il bullismo non è definibile come una fase normale di vita, non fortifica il carattere, non è un’esperienza di crescita! L’intervento dovrebbe essere globale e vertere sul gruppo e sul singolo. La prevenzione è finalizzata ad insegnare l’interazione sociale e sull’informazione. L’intervento viene fatto sugli episodi di bullismo fino ad arrivare ad interventi di mediazione o riabilitazione in casi più conclamati e gravi. Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad episodi di bullismo verso figure non paritarie come ad esempio i professori, questa tipologia di bullo, oltre alle caratteristiche già citate, non riconosce i ruoli, probabilmente perché non è mai stato educato a farlo, ed è stato lasciato, in totale autonomia quando ancora non era in grado di prendere decisioni adeguate. Gli stessi genitori probabilmente non hanno avuto autorevolezza nei loro confronti, ed i figli li hanno considerati alla pari, atteggiamento poi generalizzato nell’ambiente esterno alla famiglia. Spesso sono ragazzi che hanno ottenuto con facilità ciò che volevano senza sforzi o impegno, crescono così con forme di egocentrismo e onnipotenza e quando si trovano poi di fronte a situazioni o luoghi che prevedono regole non tollerano la frustrazione e non riconoscono valide le modalità che non gli appartengono. Il pensiero è rigido e non aperto al mondo. Possiamo, dunque, concludere che la necessità di intervenire è un dovere e un obbligo per la nostra società e non si può ridurre ad una scelta facoltativa.

Articolo scritto per il quotidiano online Bergamonews.

Dott.ssa Fiorella Iannetta